
(Quatermass II, Gran Bretagna, 1957) di Val Guest con Brian Donlevy, John Longden, Sid James, Bryan Forbes – fantascienza / durata:
TRAMA: Mentre prepara una nuova missione nello spazio per conto del governo inglese, il professor Quatermass nota che c’è un misterioso intensificarsi nella caduta di meteoriti nella zona di Winnerden Flats.
Il professore capisce che non si tratta di normali meteoriti. Marsh, uno dei suoi assistenti, è ferito dalla caduta di una di esse e si ammala misteriosamente. Quatermass vorrebbe capirne di più, ma Marsh è prelevato da guardie armate e portato in una misteriosa fabbrica edificata secondo il progetto della base lunare che lo stesso Quatermass avrebbe voluto costruire.
il mistero si fa più fitto: il professore scopre che una creatura aliena vive nella base e possiede la mente già di molte persone.
COMMENTO: Dopo il grande successo commerciale del film “L’astronave atomica del dottor Quatermass” (vedi scheda), il bravissimo regista britannico Val Guest e la casa di produzione Hammer, mettono in cantiere il secondo capitolo, cioè questo “I vampiri dello spazio” che, come il precedente trova sempre la sua origine da un precedente serial televisivo scritto da Nigel Kneale.
Squadra che vince non si cambia, e quindi il protagonista ha ancora l’interpretazione davvero molto buona dell’attore Brian Donlevy che, come ho sottolineato per il film precedente, caratterizza il professor Quatermass con un taglio di freddezza e sottile antipatia che lo rendono senz’altro più realistico di quanto non fosse nello sceneggiato televisivo.
Tutta la pellicola è percorsa da una sottile e continua inquietudine che riesce a suscitare veri e propri momenti di paura, soprattutto in tutte le fasi che precedono la scoperta della verità. Il clima si è fatto più cupo, rispetto al primo capitolo della saga, più vicino a quel tipo di produzione che poi farà esplodere la mitica casa di produzione inglese a livello internazionale.
Questo clima di suspence è sottolineato benissimo anche dalla splendida fotografia realizzata in un bianco e nero freddo, quasi metallico che accentua tutto nei minimi particolari.
Anche se, indubbiamente, “I vampiri dello spazio” è in qualche modo debitore de “L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel (vedi scheda), riesce comunque a discostarsene in fretta per crescere e avere una propria autonomia narrativa che lo ha fatto certamente diventare una delle pellicole importanti nella Storia del Cinema di Fantascienza. Entra in gioco anche una parte più esplicitamente politica rispetto al precedente (ma anche rispetto al successivo) dove assistiamo al tentativo di trasformare
Questa volta, però, il film non riscuote lo stesso successo di pubblico del primo e questo contribuisce alla decisione della Hammer di proseguire il suo cammino con produzioni decisamente più legate all’horror puro, tant’è vero che le produzioni più fantascientifiche sono davvero sporadiche, anche se quasi sempre degne di nota.
Ci vorranno molti anni prima di vedere il terzo capitolo della saga, ma di questo scriveremo in seguito.
“I vampiri dello spazio” è un film da vedere e recuperare assolutamente in home video o nei passaggi, purtroppo rari, televisivi.
Davide Pensalfini
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